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Donnerstag, 23. Februar 2012 ..:: struttura regionale » Seconda pagina ::.. registrieren  anmelden
 oltre 12mila iscritti minimieren
(...) segue dalla prima

 

In particolare, gli iscritti Filca sono: nel settore dell’edilizia (10.873), nel settore legno (1001), nei manufatti (257), nel settore cemento (210), laterizi (164); lapidei (127), servizi vari (235).
Le province che registrano un aumento più consistente di iscritti sono: Modena (+ 145) e Forlì – Cesena (+255) e Rimini (+223).
I numeri, inoltre, confermano la Filca la prima categoria dell’industria in regione.
Tra gli iscritti Filca, il 40% sono lavoratori stranieri, mentre gli uomini rappresentano il 70 % e le donne il 30 % degli associati.
Da qui il rinnovato impegno di Donnarumma a “proseguire sulla strada della concertazione (dopo l’accordo sul Welfare), ma soprattutto a tutela della sicurezza, attraverso una campagna forte di sensibilizzazione tra gli iscritti, dato che in Emilia Romagna, nonostante il calo totale degli infortuni, in edilizia le morti bianche sono aumentate, passando da 29 morti nel 2006 a 31 nel 2007.

Ileana Rossi, resp.ufficio stampa Cisl ER


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 sicurezza minimieren

“Inaccettabile il tributo di vite umane nei cantieri”

(...) segue dalla prima

“Non c’è appalto, non c’è commessa urgente che giustifichi la messa a repentaglio dell’ incolumità fisica di un lavoratore”,quando avvengono tragedie come quella di Casalgrande dove è morto un clandestino, ma che ci faceva un clandestino in quella fabbrica?

Aggrava ulteriormente la situazione la polverizzazione del settore. In Emilia-Romagna, i lavoratori edili sono circa 60.000 occupati in 20.000 imprese, le quali  occupano mediamente 3 addetti ciascuna. “Questo per la Filca Cisl Emilia Romagna produce una frantumazione produttiva eccessiva, ritmi di lavoro troppo sostenuti,  precarizzazione, a cui si aggiungono  la mancanza di formazione e di prevenzione, per cui il problema sicurezza stenta a diventare un obiettivo condiviso e una scelta di cultura organizzativa”. Da qui la volontà della Filca Cisl regionale di richiamare l’attenzione di tutte le associazioni datoriali, istituzioni ed organi di vigilanza affinché mettano in atto il massimo sforzo per realizzare concretamente le condizioni di totale sicurezza sul lavoro. “La Filca Cisl ricorda che proprio nei mesi scorsi i Servizi di Prevenzione e Sicurezza delle Ausl di Modena, Reggio Emilia, Parma, e Piacenza su 290 ispezioni fatte  nei cantieri edili il 44% è risultato irregolare, e questi drammatici dati confermano la scarsa efficacia delle iniziative per qualificare il processo di inserimento al lavoro, di fatto in parte affidato a dinamiche incontrollate e criminose come il caporalato”. Quindi, la Filca  Cisl regionale insiste perché “siano tolti gli appalti alle imprese che non rispettano leggi e contratti di lavoro”, e rilancia: “ Occorre fare un forte investimento sulla prevenzione, potenziando le strutture preposte a questo compito”. La Giunta della Regione Emilia Romagna “metta in atto azioni legislative appropriate e le associazioni imprenditoriali stipulino nuovi accordi per disciplinare il ruolo dei rappresentanti per la sicurezza”. Infine, “realizzare archivi centralizzati circa i dati dell’andamento infortunistico, disciplinare contenuti e caratteristiche dei piani di sicurezza, ma soprattutto una patente a punti per le imprese, un po’ come per noi automobilisti dove, alla consegna di un tesserino, chi rispetterà le Leggi e le normative in vigore sulla regolarità e la sicurezza verrà premiato; al contrario chi le infrange e non le rispetta perderà tutta una serie di crediti fino all’inevitabile esclusione dal mercato del lavoro.  “La Filca Cisl Emilia Romagna esige la garanzia del  diritto a lavorare senza rischiare di morire”.

 

17 Aprile 2007

Intervista a Ciro Donnarumma, segretario generale regionale Filca Cisl.  

(…) segue dalla prima  

 Il provvedimento della patente a punti servirà a migliorare la situazione?

“Assolutamente, potrebbe aiutare. Per guidare è necessario avere la patente. Per averla bisogna frequentare un corso (teorico e pratico) con la scuola guida ed un istruttore. C’è poi l’abilitazione rilasciata per la patente. E questa patente è soggetta a sanzioni: può essere sospesa, ritirata, ridotta di punti. Lo stesso vogliamo accada per l’impresa edile.

Oggi per aprire un ‘impresa edile è sufficiente andare alla Camera di commercio, riempire un modulo, pagare le quote di iscrizione e si è abilitati a fare qualsiasi costruzione. Non ha importanza se fino a ieri si è fatto il barbiere, il pizzaiolo o il tranviere. Posso assumere gente e costruire case, ponti, fognature, senza avere alcuna nozione di sicurezza.

Una specie di pagella, sostanzialmente?

“Sì, che noi chiamiamo patente. Ad esempio, con un bonus di dieci punti l’impresa che nel corso della sua attività lavorativa commette tutta una serie di infrazioni, alla fine può essere esclusa dagli appalti pubblici”.

Come funziona ad oggi la gestione degli appalti?

“Da tempo aspettavamo che la Regione intervenisse con una legge legata agli appalti pubblici, cosa non avvenuta. Il problema vero è che oggi non abbiamo controllo: le imprese serie spesso sono penalizzate rispetto alla concorrenza di imprese che si permettono di lavorare a bassi costi. In tal senso una legge regionale che prevedeva il controllo dei cantieri utilizzando il criterio del “sotto il minimo etico” legata agli appalti avrebbe sicuramente favorito le imprese serie  e garantiva la tutela dei lavoratori. Noi siamo certi che l’impresa seria è in grado di aiutarci anche sul piano delle normative, a differenza delle altre che sfuggono dal controllo del sindacato, fanno concorrenza sleale perché abbattono i costi e rovinano il settore delle costruzioni. E’ questo il vero problema. Noi puntiamo molto sulla necessità di creare regole di carattere regionale in modo tale da tutelare le imprese ed anche i lavoratori dell’Emilia Romagna”.

Come mai manca una regolamentazione?  

“Non c’è stata una volontà politica da parte della Regione di affrontare questo tema. In realtà il testo lo avevamo già concordato tra associazioni datoriali, sindacati e la stessa Regione, e conteneva tutta una serie di innovazioni che sono state superate dalla normativa nazionale. Siamo arrivati in ritardo su alcuni aspetti quando potevano benissimo condividerli in ambito regionale. Resta ancora tanto da fare per quanto riguarda la “congruità contributiva”, la verifica effettiva dei versamenti che vengono fatti da Inps, Inail e Cassa Edili, ed anche rispetto al fatto che se per fare una palazzina sono necessari dieci operai, non è possibile realizzarla con due. Oggi succede anche questo”.

Fusione bolognese Api-Confindustria: un fatto positivo a vantaggio delle piccole e medie imprese o pura mossa strategica?

“Prendo spunto da un articolo che ho letto di recente su un quotidiano bolognese, il quale paragonava il fatto all’unione di un elefante ed un topolino. Credo che la grande e la piccola impresa abbiano esigenze differenti che vanno del tutto rispettate. Non discuto delle decisioni che Assoindustria o Api possono prendere, ma credo che il piccolo vada tutelato in ambito industriale. Abbiamo una frammentazione molto forte del settore, imprese che oggi sono composte al massimo da tre addetti. Ho qualche perplessità rispetto al fatto che la fusione tuteli sufficientemente il piccolo, che ha bisogno di  maggiori servizi e va  maggiormente controllato e vigilato. Mi auguro che questa fusione sia stata valutata bene dai vertici dell’Api di Bologna”.

Giulia Vellani, Giornalista

 

 

 


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 FORMEDIL EMILIA ROMAGNA minimieren
INTERVISTA A GIOVANNI BENTINI

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segue dalla prima  

Su quale sistema di relazioni può contare oggi Formedil Emilia Romagna?

 
I rapporti con le Scuole Edili, preziosa eredità di ARSE, si sono ulteriormente intensificati e arricchiti e l’indispensabile contributo dei territori ha prodotto eccellenti risultati dal punto di vista della qualità progettuale e di coinvolgimento e collaborazione fattiva in tutti i progetti in svolgimento.

Sono state consolidate anche le relazioni con il Formedil nazionale attraverso la partecipazione a riunioni, incontri e seminari informativi, nonché mediante la partecipazione congiunta ad azioni comunitarie.

Formedil Emilia-Romagna ha inoltre consolidato le relazioni presso l’ Assessorato regionale alla Scuola, Formazione professionale, Università, Lavoro, Pari Opportunità.

L’incontro di inizio mandato con l’Assessore Paola Manzini ha avviato un positivo confronto sui temi della formazione e della bilateralità in edilizia. La maggiore attenzione della Regione Emilia-Romagna nei confronti della formazione per il settore edile si è potuta riscontrare già nei contenuti del bando finanziato con i fondi della L. 236/93 (pubblicato a fine novembre), tra le cui priorità vi era la sicurezza nei cantieri edili.

 
Quali progetti nell’immediato futuro?

 
Formedil Emilia-Romagna, coordinando la partecipazione delle Scuole Edili, ha candidato una importante proposta costituita da azioni formative rivolte ad imprese edili sulle tematiche della sicurezza che spaziano dalla formazione “ponteggi” alla gestione emergenze, alla conduzione macchine, alla gestione della documentazione della sicurezza nei cantieri integrate da un’azione di accompagnamento innovativa tarata sulla percezione del rischio. Sono state coinvolte imprese edili di differente tipologia (individuali, artigiane, industriali, cooperative) e soprattutto di differente dimensione: dalle piccolissime alle maggiori imprese presenti in regione (e a livello nazionale).


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 RIFORMA DEL TFR minimieren

LA RIFORMA DEL TFR

(...) segue dalla prima

La riforma delle pensioni varata dal governo Dini nel 1995 infatti, introducendo un nuovo sistema per il calcolo della pensione (contributivo al posto del vecchio retributivo), riduce drasticamente il valore delle future pensioni. Per avere quindi delle pensioni su livelli simili a quelle del vecchio sistema si sarebbero dovute aumentare pesantemente le trattenute in busta paga, una scelta insostenibile per i lavoratori. Si è scelto quindi di utilizzare il TFR». Ed ecco come sarà utilizzato. «Va chiarito prima di tutto che si tratta del TFR maturando, ovvero quello che maturerà dal primo gennaio 2007 in poi. Quello già maturato fino ad oggi non sarà comunque toccato, continuerà ad essere rivalutato esattamente com’è stato finora e sarà erogato dall’azienda al lavoratore al momento della pensione. Il TFR maturando invece può essere utilizzato, volontariamente, per forme di previdenza complementare in grado di rafforzare la futura pensione». «Se il lavoratore vuole che non cambi niente rispetto al passato - aggiunge Petriccioli - basta che entro il 30 giugno comunichi la sua intenzione di lasciare il TFR in azienda e questo sarà regolato dalla vecchia normativa. Ma sarebbe una scelta che al lavoratore non conviene». «In primo luogo è più conveniente destinare il TFR ai fondi perchè rendono di più: i fondi interprofessionali nell’ultimo triennio hanno reso in media il 17,8% contro il 7,8% di rivalutazione del TFR nelle aziende. E poi perché quei soldi serviranno per integrare la pensione pubblica, che come abbiamo detto in futuro sarà più bassa ». Anche banche e assicurazioni propongono forme di previdenza, ma  c’è una differenza. «I fondi contrattuali di categoria sono più convenienti rispetto a quelli di banche e assicurazioni perché si avvantaggiano di un contributo obbligatorio che deve versare il datore di lavoro e che si aggiunge a quello del lavoratore, e di minori costi di gestione. Destinare il TFR ai fondi complementari è conveniente per tutti i lavoratori. In particolare per i più giovani, quelli assunti dopo il 1995, che avranno la pensione calcolata tutta con il contributivo. Per loro direi che è indispensabile usare il TFR per crearsi una rendita aggiuntiva. Ma è conveniente anche per chi avrà la pensione calcolata col sistema misto retributivo/ contributivo, ovvero quanti alla fine del 1995 non avevano ancora maturato 18 anni di contributi». E chi destina il TFR ai fondi potrà, come in passato, chiedere anticipazioni. «Da questo punto di vista la normativa non cambia in niente. Per cui i lavoratori che ne hanno necessità potranno avere anticipazioni del loro TFR, ad esempio per acquistare una casa, per malattia e per tutto quanto previsto dalla vecchia normativa.» «Non abbiate fretta, ma informatevi per tempo e bene prima di decidere. Si faranno avanti in molti per il vostro TFR. Certamente banche e assicurazioni. Ma in alcuni casi, soprattutto nelle aziende con meno di 50 dipendenti, potrebbero essere gli stessi datori di lavoro a cercare di dissuadervi dall’aderire ai fondi. Per loro, certo, è più conveniente che lasciate il vostro TFR in azienda e quindi in mano loro finché non andrete in pensione. Ma non è conveniente per voi. Prendetevi il tempo di cui avete bisogno per informarvi prima di questa importante decisione, che va fatta con calma e con consapevolezza, entro il 30 giugno prossimo».


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