“Inaccettabile il tributo di vite umane nei cantieri”
(...) segue dalla prima
“Non c’è appalto, non c’è commessa urgente che giustifichi la messa a repentaglio dell’ incolumità fisica di un lavoratore”,quando avvengono tragedie come quella di Casalgrande dove è morto un clandestino, ma che ci faceva un clandestino in quella fabbrica?
Aggrava ulteriormente la situazione la polverizzazione del settore. In Emilia-Romagna, i lavoratori edili sono circa 60.000 occupati in 20.000 imprese, le quali occupano mediamente 3 addetti ciascuna. “Questo per la Filca Cisl Emilia Romagna produce una frantumazione produttiva eccessiva, ritmi di lavoro troppo sostenuti, precarizzazione, a cui si aggiungono la mancanza di formazione e di prevenzione, per cui il problema sicurezza stenta a diventare un obiettivo condiviso e una scelta di cultura organizzativa”. Da qui la volontà della Filca Cisl regionale di richiamare l’attenzione di tutte le associazioni datoriali, istituzioni ed organi di vigilanza affinché mettano in atto il massimo sforzo per realizzare concretamente le condizioni di totale sicurezza sul lavoro. “La Filca Cisl ricorda che proprio nei mesi scorsi i Servizi di Prevenzione e Sicurezza delle Ausl di Modena, Reggio Emilia, Parma, e Piacenza su 290 ispezioni fatte nei cantieri edili il 44% è risultato irregolare, e questi drammatici dati confermano la scarsa efficacia delle iniziative per qualificare il processo di inserimento al lavoro, di fatto in parte affidato a dinamiche incontrollate e criminose come il caporalato”. Quindi, la Filca Cisl regionale insiste perché “siano tolti gli appalti alle imprese che non rispettano leggi e contratti di lavoro”, e rilancia: “ Occorre fare un forte investimento sulla prevenzione, potenziando le strutture preposte a questo compito”. La Giunta della Regione Emilia Romagna “metta in atto azioni legislative appropriate e le associazioni imprenditoriali stipulino nuovi accordi per disciplinare il ruolo dei rappresentanti per la sicurezza”. Infine, “realizzare archivi centralizzati circa i dati dell’andamento infortunistico, disciplinare contenuti e caratteristiche dei piani di sicurezza, ma soprattutto una patente a punti per le imprese, un po’ come per noi automobilisti dove, alla consegna di un tesserino, chi rispetterà le Leggi e le normative in vigore sulla regolarità e la sicurezza verrà premiato; al contrario chi le infrange e non le rispetta perderà tutta una serie di crediti fino all’inevitabile esclusione dal mercato del lavoro. “La Filca Cisl Emilia Romagna esige la garanzia del diritto a lavorare senza rischiare di morire”.
17 Aprile 2007
Intervista a Ciro Donnarumma, segretario generale regionale Filca Cisl.
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Il provvedimento della patente a punti servirà a migliorare la situazione?
“Assolutamente, potrebbe aiutare. Per guidare è necessario avere la patente. Per averla bisogna frequentare un corso (teorico e pratico) con la scuola guida ed un istruttore. C’è poi l’abilitazione rilasciata per la patente. E questa patente è soggetta a sanzioni: può essere sospesa, ritirata, ridotta di punti. Lo stesso vogliamo accada per l’impresa edile.
Oggi per aprire un ‘impresa edile è sufficiente andare alla Camera di commercio, riempire un modulo, pagare le quote di iscrizione e si è abilitati a fare qualsiasi costruzione. Non ha importanza se fino a ieri si è fatto il barbiere, il pizzaiolo o il tranviere. Posso assumere gente e costruire case, ponti, fognature, senza avere alcuna nozione di sicurezza.
Una specie di pagella, sostanzialmente?
“Sì, che noi chiamiamo patente. Ad esempio, con un bonus di dieci punti l’impresa che nel corso della sua attività lavorativa commette tutta una serie di infrazioni, alla fine può essere esclusa dagli appalti pubblici”.
Come funziona ad oggi la gestione degli appalti?
“Da tempo aspettavamo che la Regione intervenisse con una legge legata agli appalti pubblici, cosa non avvenuta. Il problema vero è che oggi non abbiamo controllo: le imprese serie spesso sono penalizzate rispetto alla concorrenza di imprese che si permettono di lavorare a bassi costi. In tal senso una legge regionale che prevedeva il controllo dei cantieri utilizzando il criterio del “sotto il minimo etico” legata agli appalti avrebbe sicuramente favorito le imprese serie e garantiva la tutela dei lavoratori. Noi siamo certi che l’impresa seria è in grado di aiutarci anche sul piano delle normative, a differenza delle altre che sfuggono dal controllo del sindacato, fanno concorrenza sleale perché abbattono i costi e rovinano il settore delle costruzioni. E’ questo il vero problema. Noi puntiamo molto sulla necessità di creare regole di carattere regionale in modo tale da tutelare le imprese ed anche i lavoratori dell’Emilia Romagna”.
Come mai manca una regolamentazione?
“Non c’è stata una volontà politica da parte della Regione di affrontare questo tema. In realtà il testo lo avevamo già concordato tra associazioni datoriali, sindacati e la stessa Regione, e conteneva tutta una serie di innovazioni che sono state superate dalla normativa nazionale. Siamo arrivati in ritardo su alcuni aspetti quando potevano benissimo condividerli in ambito regionale. Resta ancora tanto da fare per quanto riguarda la “congruità contributiva”, la verifica effettiva dei versamenti che vengono fatti da Inps, Inail e Cassa Edili, ed anche rispetto al fatto che se per fare una palazzina sono necessari dieci operai, non è possibile realizzarla con due. Oggi succede anche questo”.
Fusione bolognese Api-Confindustria: un fatto positivo a vantaggio delle piccole e medie imprese o pura mossa strategica?
“Prendo spunto da un articolo che ho letto di recente su un quotidiano bolognese, il quale paragonava il fatto all’unione di un elefante ed un topolino. Credo che la grande e la piccola impresa abbiano esigenze differenti che vanno del tutto rispettate. Non discuto delle decisioni che Assoindustria o Api possono prendere, ma credo che il piccolo vada tutelato in ambito industriale. Abbiamo una frammentazione molto forte del settore, imprese che oggi sono composte al massimo da tre addetti. Ho qualche perplessità rispetto al fatto che la fusione tuteli sufficientemente il piccolo, che ha bisogno di maggiori servizi e va maggiormente controllato e vigilato. Mi auguro che questa fusione sia stata valutata bene dai vertici dell’Api di Bologna”.
Giulia Vellani, Giornalista